POSSIBILITÀ DI CRITICA DARTE |
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E vorrei sottolineare come principali tre di queste difficoltà, che sono di ostacolo alla possibilità messa in questione. La prima riguarda lidea, assai diffusa, che si possa parlare di una vera forma di autoreferenzialità dellarte doggi : è lidea di una identificazione che si compie nella figura stessa dellartista e che porta a unidentità di artista come tale e di operatore critico. Argan non è il primo a sottolineare che oggi larte vuol essere e non può essere che un discorso sullarte, non dunque linguaggio, ma linguaggio sul linguaggio stesso : meta-linguaggio. Intende dire che lo sperimentalismo ha spostato laccento del significato dellarte sulla riflessione sullarte, su una riflessione che viene operata attraverso la stessa attività artistica ; larte dichiara la sua critica attraverso il suo fare. E questa è la singolarità del fenomeno, perché se è pacifico che lartista abbia una sua posizione sul suo fare, ma anche sullarte in generale, singolare è che questa riflessione venga operata attraverso loperazione artistica, in quanto operazione. Larte diventa pertanto una scienza filologica, immanente al fare artistico. La storica unità di arte e scienza viene rimpiazzata con quella di arte e meta-arte ; lartista-scienziato (Alberti, Leonardo) si sostituisce con lartista-filologo e critico dellarte (Ad Reinhard, Rothko, ecc.). Ma, se così stanno le cose, che senso ha allora una critica separata da questa nuova figura di artista-critico? La tradizionale critica, quella separata dal fare artistico, si riduce solo a registrazione, perché basta affidarsi alle indicazioni o ai proclami del nuovo critico-artista, per risolvere il problema di una critica. Eppure : se larte figurativa può essere, in effetti, strumento espressivo a volte più valido della parola, è solo il linguaggio verbale ad essere autoreferenziale, cioè in grado di poter parlare di sé. È questa la cosiddetta secondarietà della lingua, o meglio, del linguaggio verbale. Il linguaggio dellimmagine, invece, ha solo la potenza di una libertà formale, che la parola non ha, in quella misura. Ma questa potenza non consente lidentità autoreferenziale ; quindi limmagine, licona e la sua potenza iconografica, che dovrebbe poter spiegare il contenuto critico e dare comprensione allopera, non basta allo scopo: non si può, ad esempio, raffigurare un giudizio di "fine dellarte" (Reinhard), ma solo alludervi ; tantè che licona deve appoggiarsi ad una descrizione, cioè ad altro linguaggio, quello verbale, che diventa la fonte iconologica dellimmagine. In sostanza, la prima difficoltà sembra nascere da un equivoco : una difficoltà tutto sommato superabile, se non fosse radicata in una cultura condivisa ; un radicamento, questo, che toglie potere alla critica. Ma ecco una seconda difficoltà. Larte contemporanea, se anche ha il supporto di una ricchissima ermeneutica nei suoi numerosissimi saggi interpretativi, è - per lo più - priva di una iconologia socialmente condivisa, di supporto, che dia quel potere iconografico allicona, che consiste, in ultima istanza, nella sua citabilità. Ad esempio, il putto bendato come icona dellamore cieco è unimmagine nellopera, parte dellopera, e - come tale - citabile con quel potere iconografico che le viene da uniconologia condivisa, di supporto ; ma la tela nera di Ad Reinhard, icona di "giudizio sulla fine dellarte" (ma così il Grande Vetro di Duchamp, la tela bianca di Rothko e infinite altre opere) è un tutto che non può essere citato, che non è citabile se non riducendo la citazione a copia delloriginale : non cè potere iconografico, né alle sue spalle uniconologia di supporto. Licona, nellarte contemporanea davanguardia nasce in uno spazio vuoto, in un ambito di assoluta novità creativa, privo di storia e di una cultura di quellimmagine. Larte contemporanea ha quindi proprietà aniconografiche, anche se essa non è aniconica, e tanto più quanto più essa è informale e astratta. Paradossalmente iconografica è - a rigore - assai più dellinformale o di un espressionismo astratto - la pop-art, in quanto espressione dichiaratamente al servizio di una società dei consumi. Ma allora, dove manca un supporto iconologico e iconografico, non rimpiazzabile, per definizione, con unanalisi ermeneutica, né rimpiazzabile con le dichiarazioni possibili fornite dallartista a supporto dellermeneutica dellopera, come può e come deve orientarsi la critica ? Non cè un grave rischio di incomprensione o di gratuità del giudizio critico e addirittura di uno spazio che si apre per altri interessi, diversi da quelli della critica ? Terza difficoltà. Larte contemporanea segue - senza dubbio - il destino, che è segnato dalla riflessione filosofica post-kantiana e che porta lattenzione espressiva dellarte dal piano della conoscenza, dal terreno gnoseologico, della riflessione e della continuità storica, a quello di una postulazione, non universale, ma universalizzabile, quello dellaffermazione, della declamazione (etico-morale-politica), dellattestazione pratica. Il criticismo si porta sul terreno dellopinione normativa, la Critica approda e si rovescia nellEtica, diventa pratica trasformatrice della società e della cultura e, rinunciando ad una riflessione teorica universalizzante (delegata alle metodologie e allepistemologia delle scienze), trova e deve trovare - invece - la sua effettività nel mondo della prassi (da Schopenhauer alla filosofia dei valori, dal marxismo al pragmatismo, al rovesciamento del socialismo scientifico nel socialismo utopistico della scuola di Francoforte) : la critica si proietta nello spazio dellutopia, ancora una volta come (kantiano) principio regolativo. Distruzione della ragione (Lukàcs) e principio speranza (Bloch) sono forse, non solo titoli di opere famose, ma situazioni esistenziali della cultura contemporanea. Insomma, lavvento della priorità della prassi ha influenzato e influenza larte, spingendola ad uscire da se stessa per farsi prassi e vita tout court. E se aggiungiamo, come punti di crisi di una metafisica del conoscere, la dissoluzione dellunità soggettiva, aperta dalla psicanalisi, e la crisi dello storicismo, punti dapprodo definitivi dellarte e della cultura verso un pensiero pragmatico, possiamo concludere che, oltre lautoreferenzialità già vista di arte e critica, dove larte si proclama critica col suo stesso fare, cè anche unautoreferenzialità di arte e vita, dove larte si proclama soprattutto atto vitale nel suo stesso fare : la produzione artistica è, prima dogni altra cosa, attività (produttiva)-vitale ; forme e modi della produzione sono attività tout court. Ma se latto-arte è atto vitale, se ogni atto vitale trova giustificazione sul piano dellarte, pur non essendo affatto dato che ogni atto vitale sia, a sua volta, arte, come può e in base a quale giudizio la critica discriminare fra arte e vita ? Lavvento tardo-kantiano della priorità della prassi ha sconvolto le categorie critiche dellarte ed ha imposto una seconda autoreferenzialità - di arte e vita -radicata in una cultura condivisa, che è ormai un luogo comune. Ancora una volta è questo stato di cose a togliere potere alla critica. Il radicamento nella cultura condivisa di pregiudizi - identità di arte e critica - e di visioni del mondo - identità di arte e vita - : laprirsi di enormi spazi senza iconografia nellarte, tutto ciò ci spinge a dire che le modalità di critica che qui potremmo o possiamo sostenere e difendere non sono da sole sufficienti per opporsi e resitere a questi vincoli culturali. Non si entrerà nei modi qui adottati di critica - non ce nè lo spazio ; si può dire solo che un punto di vista critico, una volta chiarito il pregiudizio platonico di unarte come mimesis della realtà, deve trarre le conseguenze almeno dei seguenti fatti : 1. che larte è piuttosto mimesis dellimmagine e della memoria ; 2. che cè incommensurabilità tra le operazioni mentali dellimmaginazione e della mnesi e i codici (e loro forme) ; 3. che la creazione artistica è una conversione analogica di immagini e ricordi in forme-metafore di oggetti mentali ; 4. che con ciò si viene a stabilire una forte interazione tra lo spazio dei significati e le strutture formali della sintassi (in un processo reciproco di modificazioni) ; 5. che assume allora rilievo il peso, la potenza dei vincoli formali e semantici ; 6. che si creano interazioni anche ed ordini di sequenziarietà costruttiva fra i codici più alti del linguaggio delle immagini ; 7. e che per entrare, infine, in questa complessa rete di interazioni, occorre capire come si presenta lo spazio creativo. Forse con queste considerazioni e metodologie possiamo raffinare la critica e migliorare gli strumenti ; ma non basta dire che latto creativo è e deve essere il terreno di partenza dellanalisi critica e non basta poter risalire indietro da tutto quel tessuto di interazioni allatto creativo, per ricostruirlo (anche al di là delle dichiarazioni dellartista). La psicanalisi ? Ma anche la psicanalisi non opera come intenditrice darte ; forse come intenditrice delle cause e delle modalità dei processi creativi, ma non delle cause e delle modalità espressive. Il radicamento di pregiudizi e di visioni del mondo (le due autoreferenzialità), gli spazi dincomprensione che si aprono (per il carattere sostanzialmente aniconografico dellarte contemporanea), la relatività degli strumenti critici e del loro raffinamento, tutto ciò ci costringe a guardare il problema della critica anche, e forse soprattutto, da un altro punto di vista : occorre fare un vero salto mortale, occorre uscire dalla chiusura soggettiva della critica e porsi dallaltra parte della lente, dalla parte del confronto con i vincoli culturali. Se la cultura è quella totalità che comprende credenze, morale, conoscenza, arte, diritto, costume, capacità e abitudini acquisite nei rapporti sociali : insomma, se nel suo concetto è implicito linsieme di tutte le attività e dei prodotti non fisiologici, non automatici, non istintivo-riflessi (secondo le definizioni delletno-antropologia, da Taylor a Kroeber, Dobzhansky e Malinowski), che cosa fa sì che tutto ciò rimanga vivo e operante come cultura ? Diciamo che generatore e operatore di cultura è tanto la memoria collettiva, sociale, quanto la spinta alla progettualità socialmente condivisa ; cultura è (positive o negative che siano) la memoria e le aspettative dellessere umano ; essa è mossa da se stessa, circolarmente. Ma sono il livello ed il suo potenziale a dare una capacità di spinta e ad impedire di cadere in una tautologia o in un circolo vizioso. Quanto più bassi il livello ed il potenziale della cultura, tanto minore è questa capacità, sicché il rischio della barbarie è sempre presente, immanente alla cultura stessa. Ma qualè lo specifico spazio dellarte al suo interno ? La forma, che rende esplicito il significato immanente, non basta : non è condizione sufficiente per lauto-collocarsi dellopera nello spazio dellarte e della cultura. Qui si resta ancora nellambito della consapevolezza soggettiva della validità. Infatti, è la cultura stessa a generare la validità artistica delle opere. Larte è prodotta e generata come tale dallinsieme degli uomini, in quanto organizzati nella cultura depositata e come cultura produttiva. Ma se siamo noi stessi a generare (una seconda volta) larte, trascendendo latto creativo (individuale) in un atto riconoscitivo (sociale), allora - solo allora - larte è conservata come un di più della cultura, come quella potenza o potere di spinta a cui sè alluso (e che, comunque, non la colloca al di sopra di essa cultura) ; e ciò avviene per una decisione socialmente condivisa, che esiste solo nel livello della cultura stessa. Larte viene perduta, se non si è in grado di leggerla. Larte è consegnata alla società ed è compito della società farla sopravvivere (nessun capolavoro è eterno). Quindi, se non esiste un bello in sé, anzi, se non esiste unarte in sé, se essa è un accadimento sussunto sotto la cultura in un senso soltanto storico, ciò che la distingue (come arte) dal suo ricettacolo culturale, è proprio e solo il genere, il livello, lorganizzazione di quel ricettacolo (la sua capacità di conservazione). Lindividuazione della genialità dellartista, quindi, è solo la premessa, quasi la scommessa, della critica, giacché larte è tutta nelle mani della società e della sua cultura. Ma questa scommessa diventa ed è limpegno più autentico del critico darte, il suo più profondo engagement, da commisurare, non alle necessità immediate - della politica o del mercato - non con quella indispensabilità che può derivare dalla realtà esterna (come avrebbe detto lideologia sartriana dellengagement), ma con la funzione di valutare, al centro di quellimpegno, la responsabilità delle conseguenze che il suo operato critico può avere ed ha sulla cultura. Solo con quella (ed entro quella) responsabilità si può tentare di dare (di volta in volta) risposta ai problemi che abbiamo posto : la trappola dellautoreferenzialità di arte e critica, la seconda trappola dellautoreferenzialità di arte e vita, dove ogni atto vitale può venire arbitrariamente innalzato allaltare della forma creativa, la responsabilità ermeneutica, nello svuotamento iconografico generalizzato, la centralità dellatto creativo per la comprensione delle forme e, viceversa, la centralità della sua ricostruzione alla luce delle forme. Una critica analitica del linguaggio dellarte, dunque, e la responsabilità della critica sulle conseguenze che essa ha sulla cultura, questo è il terreno che ha spinto a creare un nuovo spazio elettronico. Questa, la piattaforma critica della nostra Galleria virtuale. |
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