NOTA BIOGRAFICA

 
 
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unzio Bibbò nasce fra i contadini e i terracottari dell'Alto Sannio, a Castelvetere, il 23 marzo 1946. Con gli artigiani inizia a manipolare l'argilla, ha 5-6 anni.
Nel 1961 si iscrive ai corsi superiori di scultura dell'antica scuola di Posillipo. Per tutto il corso degli anni sessanta Napoli diventa la sua città, vi studia, la scopre nei suoi aspetti più tradizionali e popolari, lavora nei ristoranti durante l'estate, vive nelle piccole e modeste pensioni napoletane assieme a studenti universitari. Gli Studi dei suoi insegnanti di scultura, Tomai e Dell'Erma, sono la sede dove scoprire l'essenza del lavoro e della vita di un artista. Nel 1964 si iscrive all'Accademia dove incontra l'insegnamento di Emilio Greco (il classicismo nella scultura moderna), Mazzacurati (la figurazione moderna), Umberto Mastroianni (I'astrattismo); ma la continuità dell'insegnamento, nella conduzione dei corsi, viene garantita da Augusto Perez.
Le tantissime giornate trascorse al Museo Archeologico della scultura, nella sala delle opere dedicate a Venere, con la scultura napoletana dell'ottocento e, in particolare, di Gemito, diventano il suo terreno di coltura.
Successivamente la sua attenzione si sofferma su Medardo Rosso ("il plasticismo e l'impressionismo che la sua scultura riuscì ad esprimere"), Brancusi ("dalla sua purezza della forma ho tratto la spinta ad esaltare la purezza della materia"), Giacometti ("la spazialità e la concezione esistenzialista della forma... Le sue superfici sembrano formate da grumi di sangue che, scorrendo, delineano forme longilinee che si perdono, quasi evanescenti, nello spazio e nell'atmosfera"), Moore ("ciò che ti attrae, che ti porta a pensare oltre... sono le soluzioni formali a problemi di contenuto... resta un margine di sacralità, di misterioso. C'è nel lavoro di Moore la sintesi della storia della scultura."), Ipousteguy ("Queste sue forme frantumate, collocate in ambienti circoscritti che richiamano la condizione umana con una forza esistenziale eccezionale").
Quando gli si chiede perché non si sia espresso con linguaggi figurativi realisti, ricorda gli anni dello scontro acceso fra sostenitori dei diversi linguaggi espressivi, del conseguente coinvolgimento prodotto fra gli studenti dell'Accademia, per aggiungere: "Ho avuto la possibilità di apprendere da molte fonti e ho trovato nella neo-figurazione il linguaggio all'interno del quale condurre la mia ricerca. Il riferimento della mia attività creativa è il sud, la mediterraneità e la sua terra". Comincia ad esporre a Napoli e in altre città del Sud mentre inizia ad insegnare a Benevento.
Nel 1972 riceve l'incarico di insegnante a Brera dove accetta di restare per un solo anno; nel 1973, infatti, si trasferisce a Roma. Roma diventa la sua nuova città dalla quale riceve sollecitazioni importanti, suggestioni che arricchiranno la sua arte. Intesse relazioni con il mondo artistico romano ma la sua indole è quella del creatore che con discrezione si apparta, vivendo esclusivamente il proprio Studio. Nel 1975 è presente alla X Quadriennale, nel 1976 I'Università di Cincinnati gli dedica una personale, mentre estende la sua attività creativa all'arte incisoria.
Nel 1980 il Museo d'arte di Sofia organizza una sua importante personale e gli dedica una sala permanente.
Nel 1985 e l’Istituto di Cultura di Monaco a riservargli una personale, mentre la Gallery Print Workshop di Melbourne l'organizza nel 1989. Fra le diverse opere monumentali create da Bibbò, la più complessa la termina nel 1988: la porta, sui temi della vita di S. Paolo, per la Cattedrale di Reggio Calabria. E’ uno scultore-pittore che porta con sé, costantemente, il tratto dell’artista che ricerca in solitudine, che non è predisposto a far parte di movimenti o correnti. Il suo lavoro, la sua opera è fatta per essere letta, goduta, interiorizzata.